Vorrei innanzitutto premettere una certa difficoltà nel discutere un argomento così complesso relativo al quale vi sono documenti molto tecnici e di una certa complessità ed inoltre, essendo stata influenzata al momento della sua presentazione, avevo richiesto di ascoltare la registrazione della seduta e mi è stata fornita questa mattina la battitura del verbale che per ovvi motivi tempistici non sono riuscita a leggere perché sono uscita dall’ufficio un’oretta fa.
Il documento politico che compone il carteggio relativo al PSC, ci spiega che quanto andiamo a discutere questa sera qui a Cotignola, come sta avvenendo negli altri comuni dell’Unione, ha come obiettivo – e cito – “quello di costruire una nuova stagione di sviluppo e rafforzare la coesione sociale, di passare da un’insieme coeso di realtà locali ad un territorio sistema valorizzando le specifiche differenze, capacità e ricchezze migliorando la competitività”.
Stiamo applicando la legge regionale n. 20/2000 “Disciplina generale della tutela e dell’uso del territorio” ed il DGR 173/2001 “atto d’indirizzo e di coordinamento tecnico dei contenuti conoscitivi e valutativi dei piani e sulla conferenza di pianificazione” i quali stabiliscono che lo sviluppo territoriale deve avvenire attraverso un processo diretto a garantire la coerenza tra caratteristiche e stato del territorio. Ogni amministrazione deve ricercare al suo interno le soluzioni meglio rispondenti per la tutela, il riequilibrio e la valorizzazione del territorio.
Sulla stampa ci siamo lodati perché è stato creato uno strumento urbanistico che coinvolge i 10 Comuni ponendoci sette obiettivi:
1) Coesione e competitività,
2) Applicazione avanzata della riforma urbanistica,
3) Strategia comune per lo sviluppo produttivo,
4) Perequazione territoriale o compensazione territoriale,
5) Qualità degli insediamenti residenziali
6) Edilizia residenziale sociale,
7) Perequazione urbanistica.
Ora, innanzitutto mi pare che tutto sia concentrato sul voler razionalizzare l’incremento del residenziale e puntare su una percentuale di Edilizia Residenziale Sociale sulla base di un’analisi demografica in aumento, grazie in particolar modo all’immigrazione.
Benissimo cercare di limitare ulteriori cementificazioni; non vorrei però che questo diventi uno strumento che attiri persone solamente in virtù dei sussidi elargiti e non significa che non esistano persone con reali difficoltà, anzi di ciò ne siamo ben consapevoli. Quello che invece vorrei sottolineare è che concentrandosi prevalentemente su questo aspetto si corre il rischio di perdere di vista il reale significato di sviluppo economico del nostro territorio, inserendolo in un enorme calderone perequativo – perequazione è una della nuove parole emerse dopo la coesione sociale -, cioè omogeneizzare, equiparare, adeguare a tutto il resto.
Questo strumento di cui ci stiamo dotando consentirà più libertà di manovra aumentando il potere nei confronti del privato, conferendo una discrezionalità enorme all’Ente Locale che, con il pretesto del bene comune, crea i presupposti per una concorrenza fra i privati che non necessariamente porterà al meglio.
In questo nuovo contesto dove l’Ente ha, per così dire, un’enorme prelazione sul terreno oggetto di urbanizzazione si rischia di passare da un eccesso all’altro e che dalla contestata rigidità dei vecchi P.R.G. si passi ad un regime dove il privato avrà certamente meno peso da mettere sulla bilancia.
Il timore principale che emerge tra tutto questo auto-incensarsi cercando di dipanarsi tra il rincorrersi di termini tecnici e di sigle PSC, POC, RUE, ecc. e analisi tecniche cartografiche, è quello di perdere di vista le vere esigenze del nostro territorio e di svilupparlo proporzionalmente ai bisogni di ogni singola realtà, seppure non dimenticando il contesto in cui è collegato; rischiamo di andare alla ricerca della pagliuzza senza vedere la trave che sta per caderci in testa; di ritrovarci nuovamente le zone industriali e artigianali a ridosso delle zone residenziali favorendo l’edilizia sociale, ma al tempo stesso dimenticando la qualità abitativa e l’ambiente per esempio andando così a scontrarsi con la sostenibilità ambientale più volte ribadita.
Altra preoccupazione che vorrei sottolineare sono i costi di tutti questi studi: abbiamo iniziato nel 2004 come Associazione della Bassa Romagna con la progettazione e da cifre di circa 200 mila euro si è andati via via crescendo sempre più fino ad arrivare ad 1 milione e mezzo di euro spesi tra consulenze per analisi geologiche, ambientali, acustiche, e progettazioni varie; dati peraltro emersi chiaramente sulla carta stampata in questi giorni. Non dico che certi studi specifici di settore non debbano essere fatti da esperti, ma mi pare si sia un po’ esagerato.
Facciamo un esempio molto più semplice sempre relativo agli sprechi: possiamo parlare del giornalino arrivato a casa di tutte le famiglie in questi giorni “Unione.info”: oserei dire, assolutamente inutile, perché ogni comune della Bassa Romagna ha un suo giornalino, il nostro “Cotignola Notizie” esiste in tutti i comuni; allora perché non inserire le informazioni al cittadino sull’Unione in quello stesso strumento? perché spendere ulteriore denaro pubblico? Oltretutto è un documento in stampa a più colori e quindi ancora più costoso?
Ed infine, non in ultimo per importanza, vorrei esprimere un’altra perplessità che non vuole essere polemica politica, ma l’espressione di una reale preoccupazione per la quale vi invito a riflettere con coerenza e coscienza: recentemente si è aperta una nuova fase fra maggioranza e minoranza, dove abbiamo visto un’apertura da parte della maggioranza nei confronti di questa opposizione che cerca, attraverso gli strumenti a lei forniti, di collaborare in modo costruttivo per il bene comune di Cotignola – e questa volta utilizzo anch’io questo termine tanto sfruttato, purtroppo spesso in modo inappropriato – ebbene, come si potrà in un contesto così ampio, così sovracomunale, avere questa possibilità fondamentale di porre suggerimenti e critiche costruttive che altro non è se non il ruolo al quale è chiamata ad adempiere al propri doveri una opposizione in regime di piena democrazia? Come potrà essere attuabile una qualsivoglia modifica per migliorare la qualità, in senso totale, della vivibilità del nostro territorio quando il nostro PSC è inserito all’interno di un labirinto dal quale si esce solo per un’unica via?
Consiglio comunale di Cotignola del 28 luglio 2008
Arianna Bragliani
“Cotignola Libera”