Le ultime esternazioni sulla moschea mi impongono di fare chiarezza a beneficio dell’opinione pubblica.
Su tale tema, Lista per Ravenna si è mossa e si muove con la convinzione che, per contrastare una deriva di cedimento alle pretese della comunità religiosa musulmana di realizzare nella nostra città non già solo, come suo diritto costituzionale, un edificio di culto, ma un’invasiva cittadella islamica, al di là di ogni compatibilità urbanistica, ambientale e culturale, non sia utile una battaglia tra gli opposti schieramenti politici che opponga al muro pro-moschea un muro anti-moschea. Su questo, la sensibilità della gente è largamente trasversale allo schema centro-destra contro centro-sinistra. Tra gli elettori del sindaco Matteucci e perfino tra i quadri dei partiti che lo sostengono, molti sono insoddisfatti della scelta compiuta dall’amministrazione comunale di consentire, con una variante urbanistica su misura, che una moschea si insedi nell’area artigianale delle Bassette, se non sono addirittura contrari all’idea di moschea. Alzare contro la moschea vessilli di partito, conducendo una battaglia meramente ideologica, li obbligherebbe a schierarsi dalla parte del loro muro politico, rafforzando il sindaco sulle posizioni assunte.
Bisogna invece individuare le crepe che esistono nel progetto politico della moschea, portarle alla luce e agire su queste per ottenere il cedimento di questa costruzione chiamando a raccolta e a sostegno, in nome della ragione, tutta la cittadinanza. Agendo in questo modo, Lista per Ravenna ha già ottenuto dei risultati parziali:
- All’origine, il sindaco si era impegnato a concedere, per la costruzione della moschea nelle Bassette, un’area di proprietà comunale su un lotto di 40.000 mq. Fece marcia indietro solamente quando Lista per Ravenna denunciò quanto era sfuggito a tutti: per norma di regolamento, quell’area poteva essere concessa solo attraverso un bando pubblico e con un progetto unitario sull’intero lotto, destinato ad una serie di attività d’uso pubblico. Si ripiegò dunque su un’area che la comunità islamica avrebbe poi comprato da un privato.
- E se oggi Matteucci, improvvisamente, ha fatto una mezza marcia indietro promettendo che, non si sa come, “il progetto verrà sicuramente ridimensionato rispetto all’originale”, è perché è stata Lista per Ravenna, pubblicando il disegno tecnico del progetto e i suoi dati sostanziali, a far conoscere cosa si stava progettando a tutta la città, che ha fatto arrivare molte voci dissenzienti ai piani alti del Comune.
Ma, a questo proposito, è giunta l’ora di alzare completamento il velo. Il sindaco e il suo assessore all’urbanistica, Maraldi, insistono nel voler far credere che in Comune il progetto non esista e che dunque le “rivelazioni” di Ancisi sono solo ipotesi ancora tutte da discutere. Spiacente, ma non è così, perché in Comune, col timbro del 17 febbraio scorso, è depositato un vero e proprio progetto preliminare, composto da una relazione e adeguate planimetrie e disegni tecnici, “della nuova sede del Centro di Cultura e Studi Islamici e una moskea”, che è stato vagliato, per un pre-parere, dalla commissione comunale per la qualità architettonica e paesaggistica (CQAP), quella che, da sempre, orienta in maniera assoluta e determinante le decisioni sul Comune sul rilascio dei permessi di costruzione sottoposti al proprio esame: in pratica, un via libera per la successiva presentazione del progetto ai fini del permesso. La CQAP ha discusso il progetto col suo autore, l’arch. Farhat Wael, e ha rilasciato, il 17 febbraio stesso, un parere largamente positivo, soffermandosi a dare consigli su aspetti secondari, quali la dislocazione degli elementi simbolici e il dialogo formale di taluni di essi (minareti, portali di ingresso, elementi svettanti) con gli altri spazi, nonché il dimensionamento, la collocazione e la funzionalità dei parcheggi e delle aree verdi. Ciò significa che per il rilascio del permesso di costruzione è stata tracciata un’autostrada, che la comunità religiosa musulmana potrà agevolmente percorrere solamente quando deciderà di farne domanda, probabilmente quando avrà risolto i problemi finanziari.
Matteucci può anche promettere ridimensionamenti, ma è tutto l’impianto che non può essere accettato, perché non ha niente a che fare con le Bassette e perché travalica ampiamente la natura e le dimensioni di un luogo di preghiera per gli islamici praticanti locali, non certo una moltitudine. Basta leggere la relazione tecnica del progetto depositato in Comune: lotto rettangolare di 3.800 mq, 92 metri per 41,30; 1500 mq di superficie edificata, di cui 560 per la moskea vera e propria, con una cupola e due minareti; una biblioteca, una sala di lettura, un centro per l’organizzazione femminile islamica, aule didattiche (dunque, una scuola), ambienti di ritrovo, uffici, magazzino, la casa dell’Immam, ecc. Un pezzo d’Arabia nelle Bassette, a servizio per lo meno di un bacino romagnolo. Del resto, chi si occupa di realizzarlo è il Centro di Cultura e di Studi Islamici di Romagna (CCSIR).
Lo ripetiamo: questo progetto ha delle crepe. Con intelligenza e determinazione, proponendole ai cittadini, si può sollevare la reazione popolare capace di fermarlo.
Ravenna, 9 agosto 2009
Alvaro Ancisi, capogruppo